Caro Fe(N)derico, come si fa a non farti i Complimenti con la C maiuscola?
Sei riuscito ad avere ormai 30 visite e più sul tuo blog "Casato Adamoli" senza averci scritto nient'altro che il titolo e il sottotitolo. Cazzaroooola! Bravo!
Che succederà mai quando comincerai a pubblicare anche solo un rigo? O magari una foto tessera? O qualche piccolo cimeliuccio o, addirittura, quando comincerai ad accennare, dico anche solo ad accennare, un piccolo racconto o un brano di lettera di qualcuno dei tanti personaggi noti e meno noti della famiglia?
Insomma, tutti pendiamo dalle tue labbra.
Soprattutto ora, dopo che i tuoi articoli cominciano a circolare e ad essere letti: la vicenda bella e appassionante dei nostri tris e bisnonni ramai (Giuseppe e Giovanni) che hai ricostruito così bene per Aprutium e il tuo bell'articolo "Noi, gli Adamoli, teramani dal 1842" appena appena uscito per il mensile La Città (che tra l'altro ha una tiratura di migliaia di copie in distribuzione capillare), diretto da Antonio d'Amore.
Sembra quasi che tu non abbia fatto altro in vita tua che scrivere.
A proposito, come va su www.adamoli.org ? Si sono impennati ancora gli accessi dopo queste tue utlime incursioni sulla stampa? Facci sapere e datti una mossa sul Blog. Anzi ti minaccio, anzi ti minaccio e ti ricatto: a partire da questa che pubblico, pubblicherò una foto ogni mezz'ora dal tuo sito, fino quando non comincerai a scrivere sul blog. Vabbé scherzo, pubblico questa e basta, e tu comincia a scrivere quando ti pare.

Federico Adamoli (1887-1946), a destra, ritratto nel 1903 con l'amico Francesco
Ho preso dal tuo sito (scusami se non ti ho avvertito) questa bellissima foto di nonno Federico da giovane, qui ritratto con il suo amico Francesco (di cui non avevo mai sentito parlare, era di Silvi?). Qui il nonno dovrebbe avere 15-16 anni (già fumava questo birbante).
Neanch'io l'ho conosciuto nonno Federico. Mi diceva mia madre che era simpaticissimo e con una vena comica travolgente. Era benvoluto da tutti e forse soprattutto dalle donne. Pare infatti che nonna Annunziata sia stata tormentata per molti anni dalla gelosia verso il marito.
Mia madre però ci teneva sempre a precisare (abbassando la voce e parlando più in fretta) che "a llù povere Papà, ahère li femmene che l'accimendeve". So che la sua salute fu irrimediabilmente compromessa dal sevizio prestato al fronte, durante la prima guerra mondiale. E poi certo non lo aiutarono le preoccupazioni e tensioni del negozio.